mappa-area-arecheologica

La città-stato greca tra spazio urbano e spazio agricolo

Il termine polis designa la città greca antica, ovvero la forma di organizzazione politico-statale del mondo greco, articolata in «spazio urbano» (astu) e «spazio agricolo» (chora), ove i cittadini disponevano dei propri arativi e come il primo diviso, scandito, regolamentato. Nella realtà storico-archeologica e della tradizione letteraria, tuttavia, non è riconoscibile una polis greca che possa assurgere a modello di riferimento, essendo ogni singola città portatrice di una propria specificità. Tuttavia, come ha sottolineato Emanuele Greco, la generalizzazione è uno strumento utile nel campo prettamente urbanistico “per quella serie di elementi comuni che segnano, per così dire, il paesaggio di una città greca, rendendola riconoscibile e distinguibile da un’altra, come avvertiva Strabone, che invitava a non confondere una città fenicia con una greca, facendo ricorso allo schēma, cioè al disegno del suo impianto urbano”.

Grazie al notevole progresso tecnologico degli ultimi trent’anni e all’introduzione di nuove metodologie di indagine nel campo archeologico, lo spazio agrario non è più un elemento trascurabile e trascurato nell’approccio disciplinare, ma è stato riconosciuto uno degli elementi strutturali delle poleis antiche, sia che si tratti di città della madrepatria, sia che ci si riferisca alle apoikiai e/o colonie, come Poseidonia-Paestum, il cui territorio si estendeva da Agropoli a nord alla foce del fiume Sele a sud, delimitato a est dalle pendici dei Monti Alburni, dal mare Tirreno a occidente.

Copia-di-DSC_1651

Paestum: veduta del santuario meridionale con i templi c.d. di Nettuno e Basilica

Nella greca Poseidonia, infatti, l’astu, lo spazio cittadino circoscritto da mura, si caratterizzava per la presenza di abitazioni private e di monumenti pubblici. Tra i monumenti pubblici possiamo distinguere quelli di natura politica, che insistono sull’agorà – l’ekklesiasterion e l’heroon o cenotafio ovvero la tomba dell’eroe fondatore o ecista – e quelli di natura religiosa. Tra questi ultimi notevoli sono i santuari urbani, che comprendono i templi c.d. di Cerere, di Nettuno e la Basilica, rispettivamente dedicati ad Atena (500 a.C. circa), ad Hera il secondo (450 a.C.), ad Hera anche il terzo, ma più antico, risalente al 550 a.C. circa.

paestum_porta_sirena

Paestum: Porta Sirena

Le lottizzazioni e gli insediamenti agrari, i luoghi di culto extraurbani, come il santuario di Hera alla foce del Sele oppure quello di Santa Venera (ex stabilimento Cirio, immediatamente a sud della c.d. porta della Giustizia), le necropoli, come quella di Ponte di ferro, l’eschatia, ovvero la fascia periferica del territorio extraurbano, le infrastrutture economiche, come gli apprestamenti portuali, definiscono, invece, la chora. Alcuni di questi elementi concorrono alla definizione del ‘paesaggio cittadino’ pestano greco, determinato dallo sfruttamento agricolo del territorio circostante. La fase ellenistico-romana della città di Paestum (273 a.C.) si sostanzia nell’anfiteatro (I sec. a.C., con ampliamenti nel I sec. d.C.), nell’Asklepieion (I sec. a.C.), nelle ville di età imperiale con pavimenti musivi ancora abbastanza in vista. Ma non solo. Le antiche mura in blocchi di travertino, della stessa natura del banco su cui sorge la città, sono state oggetto di modifiche e ampliamenti in piena età romana, benché risalgano alla fase greco-lucana di Poseidonia, come dimostra la tecnica edilizia in doppia cortina muraria e riempimento di terra e pietre, l’emplekton, talvolta rinforzato, come accade a Paestum, attraverso l’utilizzo di diatoni, blocchi ortogonali al paramento murario e immersi nel riempimento, sì da garantire maggiore connessione tra tutte le parti della struttura difensiva. Quattro le porte di ingresso alla città, note dai viaggiatori del Grand Tour come Porta Aurea a nord, Porta Sirena a est – dal soggetto scolpito in altorilievo nella chiave di volte dell’arco a tutto sesto che sovrasta l’ingresso -, la già citata Porta Giustizia sulla direttrice per Agropoli, infine Porta Marina, gioiello di architettura militare e aperta sul mare e l’Oasi dunale di Torre di Mare di Legambiente. La cortina muraria abbraccia interamente la città per poco meno di 5 km. È animata da 28 torri alternativamente a pianta quadrangolare e circolare, addossate o inglobate nella struttura di cinta e restaurate nel 1929-31. Due sono completamente agibili, la torre 27 e 28, lungo il lato sud-est del perimetro murario.

heraion

Paestum: veduta del santuario extraurbano di Hera Argiva alla foce del fiume Sele

L’approccio ‘unitario’ al contesto è ormai sempre più decisivo per approfondire l’indagine sul piano storico-politico e risalire agli scambi commerciali, alle abitudini alimentari, alle pratiche religiose, ai rituali funerari, allo sfruttamento delle risorse agricole, ai rapporti ‘internazionali’. Fondamentale, pertanto, è il rapporto che ogni società politica instaura con lo spazio in cui vive, quindi in una prospettiva geografico-ambientale. Le esperienze urbane greche sono molto più diversificate e in sé stesse univoche di quanto una semplice geometria che contrapponga la città alla campagna, subordinando o meno l’una all’altra, possa spiegare: le recenti indagini archeologiche, le ricognizioni su vasta scala dei territori delle città greche dell’Italia Meridionale e il supporto offerto da nuovi strumenti di indagine, come le fotografie aeree, hanno dimostrato che il modello insediativo greco è una specie di mosaico, instabile per natura, in cui si incrociano reciprocamente città e campagna, spazio urbano e villaggi, borghi e fattorie sparse. Il «paesaggio antico» della polis greca presuppone un sistema insediativo «diffusivo», bene equilibrato tra dispersione e addensamento e in accordo con la vocazione agricola dell’economia antica.

Salvo in casi particolari, il modello cittadino antico non è mai stato indipendente rispetto al territorio, laddove la campagna garantiva non solo il sostentamento dei cittadini, ma anche la «redistribuzione» della ricchezza entro la città-stato, sia in termini di accumulo di derrate alimentari nei granai statali, che di liquidità per mezzo delle imposte dirette sulla proprietà fondiaria e sul raccolto.

Il turista che visita Poseidonia, pertanto, deve avere la percezione della capacità territoriale della città antica, senza la quale la visione del contesto risulterebbe limitata e a tratti fuoriviante.

È per queste e altre ragioni che diventa importante in primo luogo liberare lo spazio urbano da confini, baracche e trattori, in modo da restituire progressivamente di Poseidonia-Paestum una visione il più possibile unitaria, in cui le mura, le porte e le postierle (ingressi secondari) ritornino a dialogare con il foro romano, come con la fascia costiera, liberata dagli abusi e difesa da interessi economico-speculativi. In quest’ottica Paestumanità è un territorio da ri-scoprire, un Tour compiuto ‘storia alla mano’, ma anche un laboratorio di riflessioni e buone pratiche per favorire e accompagnare un processo di miglioramento della qualità della vita di tutti, a partire dai contesti in cui abitiamo noi ed in cui vive la nostra memoria collettiva.

Latest from the Blog