Che cos’è Paestumanità?

È una raccolta fondi per acquistare collettivamente i terreni privati dell’antica Poseidonia-Paestum, sito Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.

È una soluzione proposta da Legambiente per proteggere ed ampliare la zona visitabile del sito archeologico, estendendola all’area compresa entro le mura greco-romane, ampia 120 ettari, ma per quattro quinti in mano a privati e sottoposta ad un forte impatto antropico.

Oggi, infatti, il visitatore, biglietto alla mano, può godere soltanto della porzione di abitato (25 ettari) acquisita dal Ministero dei BB.CC., che comprende i santuari greci, le strutture civili, il foro e le domus romane. Tra questi monumenti e le imponenti mura ancora integre che proteggevano il nucleo urbano, insistono 95 ettari di terreno di proprietà privata, sottoposti a sfruttamento agricolo intensivo ed in parte destinati ad ospitare allevamenti.

Legambiente con Paestumanità intende comprare questi lotti e liberarli da baracche, mais e mezzi meccanici, restituendo alla comunità un vero parco entro cui poter passeggiare, ripristinando l’unità del contesto archeologico e paesaggistico e la visione d’insieme di una città-stato entro il suo territorio, che oggi il visitatore stenta a percepire.

mappaÈ un azionariato ambientale,

perché con Paestumanità intendiamo dare un contributo alla conservazione, tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, ma anche dimostrare come il tessuto sociale internazionale possa affiancare le istituzioni partecipando della cura di un bene patrimonio dell’Umanità come Paestum. Si aderisce attraverso la sottoscrizione di “buone azioni”. Acquistare collettivamente i terreni di Paestum significa partecipare del bene comune nella sua forma e nella sua accezione più ampia. Siamo convinti che solo con una proprietà diffusa che faccia appello alla sensibilità di tutti si possa fare mente locale rispetto alla gestione del territorio, per combattere l’abusivismo e la mancata pianificazione degli interventi, per contribuire attivamente al dibattito pubblico e non subire passivamente le condizioni date, perché il patrimonio culturale ed ambientale è per noi la risposta risolutiva alla crisi. Solo ripristinando un sano rapporto tra l’uomo e la natura e tra l’individuo e le ricadute sociali delle proprie azioni si può pianificare un futuro di bellezza e di ricchezza.

È un modello progettuale replicabile

monumenti, aree di interesse paesaggistico e storico, nuclei insediativi, castelli e quanto altro sia fortemente significativo, per l’Umanità o per la sola comunità di riferimento, ma non pienamente fruibile perché privato.

È un’operazione di marketing territoriale che muove dalla necessità di miglioramento della condizione di un singolo bene per guardare al territorio in funzione del suo sviluppo.

Siamo convinti che un bene culturale sia un connettore delle relazioni e delle interazioni tra gli individui nel loro l’ambiente culturale. Con queste premesse Paestumanità auspica di innescare, di concerto con le istituzioni preposte, consultando la comunità di riferimento e gli azionisti, dei processi virtuosi di riqualificazione e valorizzazione di tutto il capitale territoriale, ovvero di tutte le risorse materiali ed immateriali che fanno del contesto di Paestum un contesto di eccellenza di cui bisogna dar conto all’Umanità.

È una buona pratica per imparare a prenderci cura dei nostri luoghi e della nostra storia.

Per interloquire con le istituzioni e partecipare della gestione del territorio, per allenarci a porci in equilibrio armonioso con l’ambiente, per tentare di mediare l’annosa questione italiana intorno alla partecipazione del privato nella valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

È un progetto di valorizzazione ecosostenibile di un contesto di interesse archeologico e paesaggistico.

Siamo convinti che per “restituire valore” a un territorio basterebbero interventi poco invasivi e limitati ad agevolare i processi naturali della “bellezza”, in particolare dove questi sono già esistenti o, almeno in parte, ancora attivi. In questa fetta della piana del Sele si potrebbe ancora immaginare di togliere il superfluo e di lasciare fare alla natura il proprio corso, indirizzando l’offerta culturale verso un turismo che non fagocita e vaporizza il bene stesso che lo attira, ma che impari a viverlo, partecipando della vita del contesto, dei suoi limiti, problemi ed oneri e che al contempo incontra la popolazione locale, interagendo con tutto il capitale di cui è portatrice, ancora inespresso e poco valorizzato.

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