oasi paestumL’intervento proposto dalla Provincia di Salerno ‘Interventi di difesa e ripascimento del litorale del Golfo di Salerno’ (POR FESR 2007-2013) per fronteggiare il fenomeno dell’erosione costiera prevede la realizzazione di 42 pennelli a “T”, 3 pennelli semplici e 4 sistemi di protezione a celle, il tutto in massi calcarei. Per attenuare l’erosione indotta dalle strutture stesse sono previsti ripascimenti con sabbie marine per un volume di 200.000 m3, ma senza una annotazione precisa relativa alla loro granulometria, né ai depositi individuati. Il progetto interesserà 37 km di costa della Piana del Sele, quindi anche la Riserva naturale Foce Sele Tanagro-Monti Eremita-Marzano, coincidente con il SIC IT 8050010 e RETE NATURA 2000, nonché il paesaggio della colonia italiota di Poseidonia-Paestum, patrimonio UNESCO, e della etrusca Pontecagnano. Inoltre parte del comparto meridionale della Piana del Sele rientra nel Parco Nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano ed è sottoposta a vincolo paesaggistico fino a 300 m dalla linea di costa.

Tra i principali elementi di criticità del Grande Progetto, c’è il progetto stesso che mette in campo soluzioni tecniche omogenee per l’intero tratto di costa interessato, a fronte di un fenomeno erosivo variabile o in alcuni casi del tutto assente (tra Eboli e Capaccio, mentre per alcuni tratti del litorale battipagliese è stabile) e in contrasto con un litorale che presenta caratteri territoriali, urbanistici e naturali diversificati, mentre le stesse strutture previste sono sconsigliate dalle politiche europee di gestione delle aree costiere sia per i rilevanti impatti ambientali, sia per la loro inefficacia, sia per i elevati costi di manutenzione. Il progetto, invece, lungi dal risolvere il problema erosivo, lo blocca per i prossimi 20 anni.

Legambiente e il Comitato Rinascimare hanno seguito tutto l’iter di approvazione del progetto e partecipato a tutti gli incontri tecnici e di concertazione; hanno organizzato momenti di confronto e di sensibilizzazione a Napoli e nei Comuni interessati, sia con i tecnici e i rappresentanti delle istituzioni, che con esperti di fenomeni costieri e di urbanistica, come Enzo Pranzini, Francesco Maria Stoppa, Domenico Moccia. Intanto la presenza delle aree protette costiere gestite da Legambiente, rispettivamente alla destra e alla sinistra del fiume Sele, sono un esempio concreto di gestione dei processi meteo marini, informata da principi di sostenibilità ed ecocompatibilità, efficaci nel contrastare l’erosione, grazie all’attivazione costante di processi di resilienza dei contesti attraverso la tutela del sistema dunale e della sua vegetazione.

Una campagna virale dal titolo #notonz è nata spontaneamente dal web all’indomani del parere favorevole della Commissione VIA (aprile 2014), spopolando tra i cittadini delle comunità interessate: migliaia di selfie per dire che non vogliamo un mare stagnante e impraticabile, come un ‘tonzo’, un vero e proprio pantano! A settembre 2014 è stato notificato il ricorso al TAR da Legambiente ONLUS e quello da parte della Riserva Foce Sele Tanagro. Intanto il Comune di Eboli si è costituito in giudizio contro il progetto, sperando che anche i Comuni di Capaccio Paestum, di Battipaglia e Pontecagnano ne seguano l’esempio. papà notonz

L’Italia delle coste da salvare però inizia a fare rete. Il primo gemellaggio lo scorso 31 ottobre a Rispescia (GR), in occasione dell’Assemblea Nazionale dei circoli di Legambiente, tra quelli della provincia di Salerno e quelli della provincia di Ragusa, che stanno contrastando anch’essi un progetto legato alla messa in opera di pennelli e barriere soffolte come antidoto all’erosione costiera.

peppe mancini

Il gemellaggio è finalizzato a supportarsi dal punto di vista scientifico e a lavorare uniti per comprendere le cause del fenomeno naturale rispetto ai processi antropici e per evitare che la costa italiana sia violentata da strutture artificiali più dannose che utili, nonché per proporre valide soluzioni alternative. A Salerno diciamo #notonz, perché non vogliamo che il mare diventi un pantano stagnante e impraticabile; a Ragusa diciamo Back to the beach, perché 15 milioni di euro, come i 70 previsti dal Grande Progetto salernitano, potrebbero invece essere finalizzati a tutelare le nostre spiagge, altrimenti condannate a perdersi entro un orizzonte artificiale di cemento e massi.

 

 

Share →