• A quanto è stato valutato il costo complessivo dell’acquisto di tutti i terreni privati dell’area (non solamente il ‘first site’ citato su Indiegogo.com), spese comprese?

Trattandosi di 95 ettari, non tutti esclusivamente agricoli, e considerata la quantità di proprietari da contattare, non abbiamo ritenuto necessario in questa fase stimarne l’effettivo valore, per cui occorrerebbe un vero e proprio studio. L’obiettivo di Paestumanità è, tuttavia, di procedere con l’acquisto progressivo dei lotti agricoli, al fine di dimostrare che un altro modo di gestire il sito è possibile e innescare così dei processi virtuosi di gestione dell’intera area archeologica interna alle mura, coinvolgendo il tessuto sociale e senza necessariamente penalizzare l’agricoltura.

• È stata stabilita una data “conclusiva” per il raggiungimento della cifra complessiva? Quale? Oppure si procederà all’acquisto di lotti, uno per volta, mano a mano che si raggiungono i fondi necessari?

È auspicabile procedere con l’acquisto progressivo dei lotti e iniziare ad acquistare il primo. Non c’è un limite temporale: trattandosi di un progetto che ha anche un forte valore politico – socializzare la bellezza e fare in modo che i cittadini decidano di affiancare le istituzioni nella cura del bene comune, ponendosi da sentinelle del territorio –, Paestumanità è diventato nel tempo anche un contenitore culturale che, speriamo, possa autoalimentarsi anche nel futuro. Il territorio della Piana del Sele ospita un importante giacimento culturale, Poseidonia-Paestum e non solo, la cui presenza deve essere valorizzata e condivisa, e non limitata da interessi particolari, ma che soprattutto speriamo possa conservarsi a meglio per le future generazioni.

• È stato fatto un accordo con gli attuali proprietari che assicura la loro disponibilità a vendere ad un prezzo “onesto”? Fino a quando vale questo accordo, se realizzato?

Abbiamo provveduto alla stima del lotto del primo proprietario che si è reso disponibile (2,5 ettari). I prezzi sono di mercato e lo Stato ha il diritto di prelazione, trattandosi di terreni vincolati ex L. 1089/1939. Ne consegue che non è possibile che qualcuno possa approfittare in fase di transizione. Non abbiamo sottoscritto alcun accordo per il momento, dato che non abbiamo raggiunto ancora un terzo della somma necessaria (al 5 dicembre 2013).

• Se non si raggiunge l’obiettivo fissato entro la scadenza, come verranno destinati i fondi raccolti?

I fondi raccolti sono depositati su un conto dedicato a Legambiente Paestumanità. Se non dovessimo centrare l’obiettivo e acquistare neanche un lotto, sarà discusso con gli azionisti e con i vertici dell’associazione quale destinazione eventualmente dare al ricavato, rispettando comunque la finalità di impiegarli per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Paestum (manutenzione Porta Marina e cinta muraria, protezioni in legno dei templi, percorsi tra le mura e il mare, ovvero dal Parco all’Oasi dunale, etc. ), per la previa la ferma intenzione di farne l’utilizzo per cui sono stati investiti dai nostri “sottoscrittori di Buone Azioni”.

• Come vengono impiegati i fondi raccolti, fino al momento degli acquisti?

Le Buone Azioni confluiscono su un conto dedicato esclusivamente al progetto. Le spese logistiche di organizzazione sono sostenute da Legambiente ed eventualmente da piccoli sponsor.

• Come intendete gestire i terreni una volta acquistati?

La nostra intenzione è di tenerli a prato, per ampliare la fruizione dell’area e contribuire alla ricomposizione del contesto archeologico e paesaggistico, nonché di metterli a disposizione della ricerca scientifica (Enti, Soprintendenze, Università, etc.).

• Che ruolo avranno gli azionisti nella gestione dei lotti, una volta acquistati?

I nostri “sottoscrittori di Buone Azione” sono costantemente aggiornati già in questa fase di raccolta fondi attraverso la nostra newsletter e, eventualmente, per via telefonica. Quando saremo pronti con l’acquisto del primo lotto valuteremo tutti insieme quale formula giuridica adottare per garantire a tutti i nostri “azionisti del bene comune” di poter essere rappresentanti negli organi di gestione.

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